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Commercialisti nel 2016: tendenze, problemi, soluzioni

Commercialisti nel 2016: tendenze, problemi, soluzioni

20/09/2016
Professionista Digitale

L’analisi sugli studi di commercialisti pubblicata dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano mostra come in Italia, nell’ultimo biennio, un incremento della spesa in nuove tecnologie sia correlato a un sensibile aumento nei fatturati. Se è indubbio che questo segnale sia ben evidente nei dati pubblicati dal Politecnico di Milano, è anche vero che lo studio 2015-2016 segnala tutta una serie di trend che sarebbe bene analizzare per comprendere a fondo lo stato della professione di commercialista in Italia. Per individuare non solo cosa funziona e cosa no, ma perché, e cosa si può fare a riguardo. L’analisi è stata condotta su un campione di 450 studi di commercialisti, rappresentativo degli oltre 50.000 studi presenti sul territorio nazionale.

Commercialisti italiani: fotografia di una professione

Dall’analisi del Politecnico di Milano, il mondo degli studi di commercialisti risulta prevalentemente composto di studi di piccole dimensioni (due professionisti e due dipendenti, in media), e una età media dei professionisti (quasi 58 anni) ben al di sopra dei dipendenti (39 anni). Il fatturato medio, per quanto in crescita (per il 57% degli Studi), è in generale inferiore ai 200.000 euro e il portafoglio medio è composto da circa 64 clienti. Il 75% degli studi sono prevalentemente individuali e tendono a collaborare tra loro occasionalmente e informalmente. Infatti, solo il 31% degli studi, ha una collaborazione formalizzata o stabile.

Chi sono i concorrenti?

Nella percezione dei professionisti, la competizione sul mercato è prevalentemente diretta, in altre parole, l’87% dei commercialisti vede negli altri studi di commercialisti i propri diretti competitor, e percepiscono il prezzo del servizio come fattore critico. È però interessante notare come si cominci a riconoscere la concorrenza degli studi multi-disciplinari, e quindi l’ampiezza dell’offerta come fattore importante nella competizione. Gli studi multi-disciplinari tendono infatti ad aggregare competenze specialistiche non solo sulle materie fiscali e aziendalistiche, ma anche legate al mondo del lavoro e della giustizia. In questo caso, il confronto si sposta dal prezzo all’integrazione dell’offerta, che il cliente vede come un valore aggiunto, in quanto le sue molteplici necessità in diversi ambiti vengono soddisfatte da un unico interlocutore.

Fatturato in aumento

L’analisi rileva come nell’ultimo anno vi sia stato un andamento positivo per il fatturato e per la redditività: più della metà del campione, ha rivelato un aumento di entrambi gli indicatori, rispettivamente del 59% e del 57%. Ma per chi investe in tecnologie evolutive la crescita è più forte. Gli investimenti in tecnologia sono direttamente proporzionali ad un maggiore aumento della redditività: secondo lo studio, infatti, aumentando di 15 punti percentuali gli investimenti in tecnologia ad alta innovazione, si passa ad un consistente aumento della redditività. A conferma di tale dato, per chi ha investito in tecnologia il tempo lavorativo dedicato alle attività che producono ricavi è passato dal 60% al 70%. L’aumento di 10 punti percentuali, tradotto in giorni uomo su base annua significa circa 20 giorni lavorativi in più: un mese in più per prendersi maggiore cura dei clienti, sviluppare nuovi contatti, gestire i propri crediti, aggiornarsi professionalmente.

Investimenti in IT: in crescita, ma…

Resta in molti casi marginale, nella percezione dei professionisti, l’importanza di strumenti più moderni per lo svolgimento del lavoro. Questo ultimo dettaglio segnala un importante divario fra la realtà rilevata dai dati – l’adozione di nuove tecnologie favorisce un incremento della redditività a fronte di investimenti mirati – e la percezione della realtà da parte dei diretti interessati.

Quanto si investe?

La mancata percezione di questo legame fra tecnologia, efficienza, costi e introiti è un fattore critico. I dati relativi agli investimenti nell’ultimo anno – circa il 50% degli intervistati ha investito dai 3.000 ai 10.000 euro in nuove tecnologie – e le previsioni di spesa per il futuro indicano un progressivo cambio di atteggiamento rispetto all’innovazione, sulla base della correlazione tra investimenti tecnologici, innovazione e redditività. Il 52% degli intervistati dichiara di voler aumentare la spesa in ICT nei prossimi anni, segno di una progressiva diffusione delle ICT come leva per lo sviluppo.

Dove si investe?

In termini di nuove tecnologie, il trend generale si rispecchia in una crescita dell’investimento per quelle realtà che desiderano restare al passo con la richiesta del pubblico. Parte degli investimenti sono necessari per adeguarsi alle nuove normative vigenti, mentre altri, come l’utilizzo di software gestionali per lo svolgimento delle pratiche e l’ottimizzazione del lavoro, rappresentano un’area crescente di investimento. In particolare, gli investimenti futuri si orientano per oltre il 40% degli studi sulla conservazione digitale a norma sia per lo studio, sia come servizio per i clienti, sui software per la gestione documentale e sui portali per la condivisione della documentazione con la clientela. D’altro canto, gli studi all’avanguardia, che hanno già implementato gli strumenti appena citati, puntano su soluzioni più evolute: il 30% per software per il controllo di gestione, 29% per il portale per la condivisione di attività con i clienti, 26% per Business Intelligence e Workflow. L’offerta di servizi online è sempre più riconosciuta come strumento utile per ampliare il portafoglio clienti. Lo stesso vale per l’utilizzo di social network a fini di comunicazione e marketing. Inoltre, poiché almeno un terzo del lavoro di molti professionisti si svolge al di fuori dello studio e presso i clienti, grazie anche all’utilizzo dei device mobili, ben il 48% dei commercialisti intervistati dichiara di utilizzare le App per questioni lavorative.

L’importanza della consulenza

La tendenza generale segnala anche un incremento nei lavori di consulenza – al momento soprattutto nei settori della fatturazione elettronica, della consulenza contrattuale e delle startup. I settori di espansione per le consulenze che sono percepiti come più interessanti sono l’ambito dei finanziamenti e della finanza agevolata e lo sviluppo dei nuovi mercati per le aziende clienti. Gli studi che hanno diversificato la propria offerta, aumentando il tempo dedicato aiservizi di consulenza, hanno visto un aumento del proprio fatturato e dei compensi erogati ai professionisti.

Dimmi che commercialista sei

In funzione di queste tendenze, lo studio dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale in base a 5 categorie (dimensione, performance, servizi offerti, investimenti in ICT e cultura d’impresa) individua dei cluster di professionisti, ciascuno ben definito e caratterizzato.

  • Le Avanguardie Strutturate: sono studi di grandi dimensioni, che stanno seguendo da tempo un piano articolato di aggiornamento e di crescita, e utilizzano ampiamente le nuove tecnologie, offrendo servizi differenziati. Costituiscono il 19% del campione, quello con i fatturati maggiori.
  • Gli Innovatori Caotici: l’11% del campione è costituito da studi di piccole dimensioni, che investono massicciamente sull’uso di nuove tecnologie per offrire servizi diversificati. Sono attività in crescita, che mostrano ancora fatturati modesti, ma che mirano a colonizzare settori del mercato ancora poco sviluppati.
  • I Benestanti Ricettivi: rappresentano il 20% di studi ben avviati e operanti in aree dall’economia vivace. Si tratta dell’immagine più tradizionale dello studio di commercialista, che offre pochi servizi aggiuntivi, non investe in nuove tecnologie, e può vantare una solida cultura d’impresa. Sono in generale poco adattabili ai cambiamenti repentini dell’economia.
  • Gli Efficienti Miopi: rappresentano circa un quarto degli studi professionali del campione, e segnalano in generale una riduzione della redditività: al crescere degli introiti crescono le spese. Non investono in tecnologia e trascurano la cultura d’impresa.
  • I Periferici Seduti: un quarto abbondante degli studi considerati non mostra alcun trend positivo. Si tratta di professionisti che non pianificano, non investono in formazione o tecnologia, non offrono servizi diversificati e, in generale, sono in uno stato grave di crisi. Il mercato, in buona sostanza, li ha lasciati indietro.

Conclusioni

Il mercato nel quale si muovono gli studi di commercialisti sta mutando rapidamente col mutare dell’economia e delle esigenze del pubblico. Collaborazioni, offerta di servizi aggiuntivi, formazione del personale e investimenti in innovazione sono gli strumenti che stanno permettendo agli studi e ai professionisti più attenti di competere con maggior vigore sul mercato. I professionisti italiani ritengono le tecnologie digitali un valido alleato e stanno ampliando i loro servizi per clienti sempre più all’avanguardia con lo scopo di offrire loro un maggior valore. Allo stesso tempo, gli studi professionali si arricchiscono di nuove competenze, come l’uso dei social network in chiave business, puntano la loro comunicazione su temi meno consueti come le soft skills e la comunicazione. I commercialisti stanno passando dall’essere dei “semplici” esperti di temi giuridico-economici a imprenditori e manager che sanno il fatto loro, che governano la complessità di organizzazioni erogatrici di servizi con un ruolo sempre più esposto a momenti di confronto pubblico. Contemporaneamente, però, esistono ancora molti freni, e quello più grande è probabilmente di natura culturale, che rallentano e danneggiano un quarto degli studi professionali in Italia, il tutto in un contesto lavorativo che si fa ogni giorno più complesso.

 

Tecnologia-informatica-negli-studi-commercialisti

 

Fonti: “Commercialisti: chi ha paura del lupo cattivo”, Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, Ricerca 2015-2016;

Il professionista analogico è un professionista morto: lo studio del Polimi, Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, di C. Rorato, http://www.agendadigitale.eu/smart-cities-communities/il-professionista-analogico-e-un-professionista-morto-lo-studio-del-polimi_2126.htm

 

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