FAQ • Vino e digitale

Ti basta per leggerlo tutto

La valutazione del valore del vino in bilancio

Per la prima volta la nostra società dovrà revisionare il suo bilancio. Una delle aree più significative è quella del magazzino. Abbiamo infatti molti vini sfusi, vini in invecchiamenti e vini in bottiglia. Quale è il criterio corretto per determinane il valore?

Ai sensi dell’art. 2426, n. 9, c.c. le rimanenze sono iscritte al costo di acquisto o di produzione ovvero al valore di realizzo desumibile dall’andamento del mercato, se minore.

Il principio contabile OIC 13 definisce il concetto di rimanenza e fornisce i criteri per determinarne il valore.

Le rimanenze di magazzino rappresentano beni destinati alla vendita o che concorrono alla loro produzione nella normale attività della società. Nell’impresa di produzione vinicola si tratta di:

  • Materie prime: uva anche se difficilmente il bilancio si chiude in un momento in cui esiste uva a magazzino se non nei casi dell’uva in appassimento
  • Semilavorati acquistati: vino sfuso acquistato da lavorare
  • Materie sussidiarie e di consumo: bottiglie, etichette, tappi, gabbiette, prodotti enologici
  • Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati: masse di vino sfuso a diversi stati di lavorazione
  • Merci: bottiglie o vino sfuso acquistati per essere rivenduti
  • Prodotti finiti: vino sfuso e bottiglie prodotti di propria fabbricazione);

Se i costi di acquisto sono facilmente riscontrabili nella contabilità non altrettanto possiamo dirlo per i costi di fabbricazione. Molte cantine non hanno infatti sistemi di contabilità analitica o di produzione e, in fase di bilancio, faticano nel determinare il valore dei costi di produzione. E’ necessario che ogni azienda, ancor più se in presenza di un revisore, si doti di rilevazioni analitiche sui processi di produzione, sui prodotti utilizzati, sulle ore di lavoro del proprio personale. Infatti per costo di fabbricazione si intende il costo di acquisto, come precedentemente definito, più i puri costi industriali di produzione o di trasformazione. Esso include tutti i costi diretti ed i costi indiretti per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto relativa al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato.

Per i vini da invecchiamento possono esser considerati anche gli oneri finanziari. Infatti il principio OIC ricorda come in genere essi siano esclusi. Ma qualora il tempo che intercorre tra l’esborso dei fondi al fornitore e il momento in cui il bene è pronto per l’uso, sia significativo e qualora la produzione di un bene avvenga per stadi, gli interessi sono capitalizzabili nel valore delle rimanenze. Il limite della capitalizzazione degli oneri finanziari è però rappresentato dal valore recuperabile del bene.

Email per categoria

Se vuoi essere aggiornato sui contenuti della rubrica "Vino e digitale", lascia la tua mail.

Registrandoti confermi di aver letto ed accettato la privacy *