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Apprendistato professionalizzante: regole ad hoc per il recesso

Apprendistato professionalizzante: regole ad hoc per il recesso

02/10/2015
Gestione delle paghe

Con l’eccezione dei lavoratori in mobilità e dei beneficiari di un trattamento di disoccupazione, che possono comunque essere assunti in apprendistato professionalizzante, e per i quali vigono regole particolari, in base a quanto previsto dal D.Lgs. n. 81/2015, il recesso da parte del datore di lavoro nel contratto di apprendistato è così disciplinato:

a) durante il periodo di prova (se il relativo patto è stato stipulato in forma scritta ed è stato firmato da parte del lavoratore prima dell’effettivo inizio dell’attività lavorativa): il recesso è sempre possibile, senza che sia necessario indicare i motivi;

b) durante il periodo di apprendistato (ossia nel periodo formativo): il recesso deve avvenire in forma scritta, indicando i motivi, e deve essere sorretto dalla giusta causa o dal giustificato motivo soggettivo (trattandosi di licenziamento disciplinare occorre rispettare la procedura di contestazione degli addebiti ex articolo 7 della legge n. 300/1970), ovvero per giustificato motivo oggettivo (esempio: la soppressione del posto o del reparto);

c) al termine del periodo di apprendistato le parti (anche il lavoratore) possono recedere dal contratto, ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile, con preavviso decorrente dal medesimo termine (nel periodo di preavviso continua ad applicarsi la disciplina dell’ apprendistato);

d) invece, se nessuna delle parti recede alla fine del periodo formativo, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato: anche in questo caso sarà necessario procedere in forma scritta, indicando i motivi, dovendo il datore dimostrare l’esistenza della giusta causa o del giustificato motivo oggettivo o soggettivo.

 

Infine, la violazione delle norme in materia di licenziamento comporta, trattandosi di assunzioni effettuate in base alle nuove norme, e quindi dopo il 7 marzo 2015, l’applicazione delle disposizioni in materia di contratto a tutele crescenti, disciplinato dal decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23.

 

A cura di Alberto Bosco – Esperto di diritto del lavoro, Giuslavorista, Pubblicista de Il Sole24Ore. Consulente aziendale e formatore.

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