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Apprendistato professionalizzante senza limiti di età: il punto

Apprendistato professionalizzante senza limiti di età: il punto

04/12/2017
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L’articolo 47, co. 4, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, riprendendo la previsione già contenuta nel previgente D.Lgs. n. 167/2011 (T.U. apprendistato), ha confermato lo speciale regime giuridico e contributivo previsto per l’apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, di lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione.

 

E dunque, l’articolo 7, della nuova norma, ossia appunto il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 (cd. Codice dei contratti, che è parte del Jobs Act), al co. 4 dispone quanto segue:

a) ai fini della loro qualificazione o riqualificazione professionale è possibile assumere in apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione;

b) per essi trovano applicazione, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 42, co. 4, le disposizioni in materia di licenziamenti individuali;

c) inoltre, per i beneficiari di indennità di mobilità, si applicano – in deroga alle norme generali – il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, co. 9, e l’incentivo di cui all’articolo 8, co. 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Di seguito l’esame delle disposizioni “generali” e delle regole particolari previste per questa specifica tipologia di apprendistato.

 

Beneficiari – Oltre ai lavoratori beneficiari di indennità di mobilità, sono interessati anche i beneficiari di un trattamento di disoccupazione. Con riguardo a questa seconda ipotesi, come chiarito dall’Inps nel messaggio 31 maggio 2017, n. 2243, i lavoratori interessati sono solo quelli che siano beneficiari di una delle seguenti tipologie di trattamento di disoccupazione:

a) Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI);

b) Assicurazione Sociale per l’Impiego (Aspi e MiniASpi);

c) indennità speciale di disoccupazione edile;

d) indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di co.co.co. (DIS-COLL);

e) infine, i soggetti che, avendo inoltrato istanza per il riconoscimento del trattamento medesimo, abbiano titolo alla prestazione ancorché non l’abbiano ancora percepita.

 

Formazione di base e trasversale – L’argomento che stiamo trattando è di grande attualità dopo che il Ministero del lavoro, con Nota 30 novembre 2017, n. 20750 (risposta a Interpello n. 5/2017), ha fornito alcune interessanti precisazioni quanto all’erogazione della formazione di base e trasversale. In particolare, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro aveva presentato istanza di interpello chiedendo se l’obbligo di erogazione della formazione di base e trasversale, ai sensi dell’articolo 44, co. 3, del D.Lgs. n. 81/2015 sia ascrivibile al datore di lavoro anche laddove quest’ultimo proceda all’assunzione di:

a) soggetti di età maggiore di 29 anni che, a seguito di pregresse esperienze lavorative, abbiano già avuto modo di acquisire la suddetta formazione;

b) lavoratori che abbiano già seguito percorsi formativi nell’ambito di un precedente contratto di apprendistato professionalizzante.

 

Nota Bene L’articolo 44, co. 3, del D.Lgs. n. 81/2015, in sintesi dispone che la formazione professionalizzante, svolta sotto la responsabilità del datore, è integrata, nei limiti delle risorse disponibili, dall’offerta formativa pubblica, interna o esterna all’azienda, finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a 120 ore per la durata del triennio e disciplinata dalle regioni e province autonome, tenuto conto del titolo di studio e competenze dell’apprendista. La regione comunica al datore, entro 45 giorni dalla comunicazione telematica di instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica.

 

Rispondendo al quesito, il Ministero – evidenziando che si tratta di una “disciplina speciale” dell’apprendistato – ha precisato che la formazione di base e trasversale è superflua per quei soggetti che hanno già acquisito tali nozioni di base in virtù di pregresse esperienze lavorative; essa lo è, inoltre, se l’apprendista possiede l’attestazione formale dell’acquisizione delle competenze di base e trasversali, in conformità ai contenuti delle Linee Guida e delle norme regionali di riferimento, anche in virtù di un precedente contratto di apprendistato.

 

Limiti di età – Premesso che, come stabilisce espressamente l’articolo 41 del D.Lgs. n. 81/2015, l’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani, nel caso dell’apprendistato professionalizzante, l’articolo 44 dispone che possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante per conseguire una qualificazione professionale ai fini contrattuali, i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni (per i  soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi del D.Lgs. n. 226/2005, l’apprendistato professionalizzante può essere stipulato a partire dal 17° anno di età).

Ebbene, nel caso che stiamo esaminando, e in esplicita deroga a quanto appena sopra, non opera alcun limite di età anagrafica: in pratica, se si tratta di lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione l’assunzione in apprendistato è legittima anche se il dipendente, per esempio, ha già compiuto 30, 40, 50 anni o più.

 

Disciplina del recesso – L’articolo 42 del D.Lgs. n. 81/2015 – in via generale – dispone che:

a) durante l’apprendistato trovano applicazione le sanzioni previste dalla normativa vigente per il licenziamento illegittimo;

b) al termine del periodo di apprendistato le parti possono recedere dal contratto, ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile, con preavviso decorrente dal medesimo termine: durante il periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina dell’apprendistato;

c) invece se, al termine del periodo formativo, nessuna delle parti recede, il rapporto prosegue come ordinario contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Nel nostro caso, invece, in deroga alle previsione che consente il recesso al termine del periodo formativo semplicemente dando il preavviso, si applicano le normali disposizioni in materia di licenziamenti individuali: la situazione è quella esposta nella tabella che segue.

 

APPRENDISTATO: LE REGOLE PER IL RECESSO
Tipo di Apprendistato In periodo
di prova
Nel periodo formativo A fine periodo formativo Dopo prosecuzione tempo indeterminato
Normale,
con i giovani
Si, è possibile Si, per giusta causa e giustificato motivo Si, semplicemente dando il preavviso Si, per giusta causa e giustificato motivo
Da mobilità e disoccupazione Si, è possibile Si, per giusta causa e giustificato motivo Si, giusta causa e giustificato motivo Si, per giusta causa e giustificato motivo

 

Nota Bene L’abrogazione delle norme sulla mobilità dal 1° gennaio 2017, non determina il venir meno del regime ex art. 47, co. 4, D.Lgs. 81/2015 per le assunzioni in apprendistato di beneficiari di indennità di mobilità, in quanto il rinvio agli abrogati art. 25, co. 9, e art. 8, co. 4, della legge n. 223/1991 opera solo per individuare, in deroga alla disciplina generale, il regime contributivo agevolato e la misura degli incentivi, che restano in vigore non solo per le assunzioni operate entro il 31 dicembre 2016 e i cui effetti si protraggono dopo, ma anche per le assunzioni avvenute dal 1° gennaio 2017, finché saranno erogate le indennità di mobilità.

 

 

A cura di Alberto Bosco – Esperto di diritto del lavoro, Giuslavorista, Pubblicista de Il Sole24Ore. Consulente aziendale e formatore.

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