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Incentivo occupazione giovani e apprendistato professionalizzante

Incentivo occupazione giovani e apprendistato professionalizzante

20/03/2017
Gestione delle paghe

Il decreto direttoriale 2 dicembre 2016, prot. 39/394, prevede un esonero contributivo per i datori che assumono disoccupati tra i 16 e i 29 anni, che hanno assolto al diritto dovere all’istruzione (se minorenni) e non sono inseriti in un percorso di studio o formazione.

 

L’esonero, con per non più di 8.060 euro, può essere goduto anche se l’assunzione avviene in “apprendistato professionalizzante o di mestiere” (si noti che il D.Lgs. n. 81/2015 definisce il contratto in esame solo come “professionalizzante”, e non anche “di mestiere”), e quindi con l’apprendistato del II tipo; esso non spetta invece per l’apprendistato del I tipo, ossia per la qualifica e diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, o del III tipo (cioè di alta formazione e ricerca).

 

A tal proposito l’Inps, nella circ. 28 febbraio 2017, n. 40, ha precisato che il bonus massimo per tale tipologia contrattuale corrisponde a quello per i rapporti a tempo indeterminato, se il rapporto ha durata pari o superiore a 12 mesi; invece, se la durata del periodo formativo è inferiore a 12 mesi (ossia nel caso di apprendistato a termine per i datori che svolgono la propria attività in cicli stagionali), l’importo massimo del beneficio va ridotto in proporzione, in base all’effettivo decorso della formazione.

 

Non solo, l’Inps ha anche precisato che, ai fini della fruizione dell’incentivo, l’esonero riguarda la contribuzione ridotta dovuta dai datori: per gli anni successivi al primo, il datore usufruirà delle aliquote contributive già previste per la specifica tipologia di rapporto.

 

Infine, se l’istanza è accolta, al datore viene indicato l’ammontare dell’incentivo spettante, che va fruito durante la vigenza del rapporto nel caso di apprendistato per cui è previsto un periodo formativo di durata inferiore a 12 mesi, mentre, nel caso di rapporti a tempo indeterminato, la fruizione avviene in 12 quote mensili, se permane il rapporto di lavoro.

 

A cura di Alberto Bosco – Esperto di diritto del lavoro, Giuslavorista, Pubblicista de Il Sole24Ore. Consulente aziendale e formatore.

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