Lavoro e HR

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L’apprendistato professionalizzante dopo il Jobs Act

Anche il contratto di apprendistato è stato oggetto di una profonda revisione ad opera del Jobs Act e, più precisamente, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che ha sostituito le disposizioni del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167. Di seguito illustriamo la disciplina dell’apprendistato professionalizzante, che è la forma più utilizzata dalle imprese.
 
Confermando che l’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e occupazione dei giovani, le nuove disposizioni prevedono ancora l’obbligo della stipulazione in forma scritta (ai fini della prova) e dell’inserimento (in forma sintetica) del piano formativo individuale ma è stato eliminato l’obbligo di inserire il patto di prova.
La durata minima non può essere inferiore a 6 mesi; tuttavia, per i datori di lavoro che svolgono la propria attività in cicli stagionali, i contratti collettivi nazionali di lavoro possono prevedere specifiche modalità di svolgimento, anche a tempo determinato.
 
Resta poi confermata la delega agli accordi interconfederali e ai CCNL stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per regolare numerosi aspetti del contratto, nel rispetto però di alcuni principi fondamentali, quali:
1) divieto di retribuzione a cottimo;
2) possibilità di inquadrare il lavoratore fino a 2 livelli inferiori rispetto a quello spettante, secondo il CCNL, ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al cui conseguimento è finalizzato il contratto, o, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e proporzionata all’anzianità di servizio;
3) presenza di un tutore o referente aziendale;
4) possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali tramite i fondi paritetici;
5) possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del lavoro, di durata superiore a 30 giorni.
 
Quanto ai requisiti soggettivi, l’articolo 44 dispone che possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali, i soggetti di età tra i 18 e i 29 anni (dai 17 anni per i soggetti in possesso di una qualifica professionale).
La qualificazione professionale al cui conseguimento è finalizzato il contratto è determinata dalle parti sulla base dei profili o qualificazioni professionali previsti per il settore di riferimento dai sistemi di inquadramento del personale di cui ai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale.
 
Gli accordi interconfederali e i CCNL (non i contratti aziendali) stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale stabiliscono, in ragione del tipo di qualificazione professionale ai fini contrattuali da conseguire, la durata e le modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione delle relative competenze tecnico-professionali e specialistiche, nonché la durata anche minima del periodo di apprendistato, che non può essere superiore a 3 anni (5 per i profili professionali caratterizzanti la figura dell’artigiano individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento).
La formazione di tipo professionalizzante, svolta sotto la responsabilità del datore di lavoro, è integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dall’offerta formativa pubblica, interna o esterna all’azienda, finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a 120 ore per la durata del triennio e disciplinata dalle regioni e dalle province autonome, tenuto conto del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista: la regione comunica al datore di lavoro, entro 45 giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza Stato, regioni e province autonome del 20 febbraio 2014.
L’articolo 43, al comma 9, dispone poi che – dopo il conseguimento della qualifica o del diploma professionale o del diploma di istruzione secondaria superiore – per conseguire la qualificazione professionale ai fini contrattuali, è possibile la trasformazione del “contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore”, in apprendistato professionalizzante: in tal caso, la durata massima complessiva dei 2 periodi di apprendistato non può eccedere quella individuata dagli accordi interconfederali o dai contratti nazionali.
Venendo ai limiti numerici, sono confermate le precedenti disposizioni che stabiliscono (con l’eccezione delle imprese artigiane), anche in caso di ricorso alla somministrazione a tempo indeterminato, limiti differenziati in base al numero di dipendenti specializzati e qualificati già in servizio, e che sono articolati come segue.
14-09-2015 09-24-08
E’ stato confermato anche l’onere di “stabilizzazione”; infatti l’articolo 44, al comma 8, dispone che, ferma la possibilità per i CCNL, stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative, di individuare limiti diversi, solo per i datori con almeno 50 dipendenti, l’assunzione di nuovi apprendisti è subordinata alla prosecuzione a tempo indeterminato, al termine dell’apprendistato, nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20% degli apprendisti (sono esclusi dal computo i rapporti cessati nel periodo di prova, per dimissioni o licenziamento per giusta causa); se tale percentuale non viene rispettata, è sempre consentita l’assunzione di 1 apprendista con contratto professionalizzante. Attenzione però: gli apprendisti assunti in violazione dei limiti di cui sopra sono considerati ordinari lavoratori subordinati a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.
Infine, sono state confermate anche le sanzioni a carico del datore, e quindi:
a) inadempimento nell’erogare la formazione, di cui il datore sia il solo responsabile e che sia tale da impedire le finalità proprie del contratto: pagamento della differenza tra contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto al termine dell’apprendistato, maggiorata del 100%, escluse però le sanzioni per omessa contribuzione (il personale ispettivo, quando rileva un inadempimento nell’erogazione della formazione prevista nel PFI, adotta un provvedimento di disposizione, assegnando un termine per adempiere);
b) omessa stipulazione in forma scritta del contratto e del PFI; retribuzione a cottimo; inquadramento oltre 2 livelli inferiori; mancata presenza del tutor: sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro (da 300 a 1.500 euro in caso di recidiva).
 
A cura di Alberto Bosco – Esperto di diritto del lavoro, Giuslavorista, Pubblicista de Il Sole24Ore. Consulente aziendale e formatore.

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