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Garantire la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e vinicoli con la blockchain

Garantire la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e vinicoli con la blockchain

31/08/2017
Digitalizzazione

Sono diverse le iniziative internazionali che tramite l’impiego della blockchain stanno fornendo innovativi servizi in tema di tracciabilità dei prodotti agroalimentari e vinicoli. Nel presente articolo andremo a capire come applicarlo per esempio nel settore vinicolo.

 

 

Secondo il Trust Barometer, studio sul livello di fiducia stilato annualmente dall’agenzia Edelman, vi è una crescente sfiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni, dei governi, del mondo del business, dei media e delle ONG. L’edizione  2017, realizzata tra il 13 ed il 16 novembre 2016 in ben 28 paesi con circa 33.000 interviste, rivela che vi è una profonda crisi di fiducia, ed il 53% degli intervistati pensa che il sistema nel suo complesso non funzioni più, mentre solo il 15 % pensa che funzioni, ed il restante 32% sono incerti.

 

In questo clima di totale sfiducia, il settore alimentare sembrerebbe poi soffrire particolarmente, se si pensa che da una survey condotta nel 2016 negli Stati Uniti da Label Insight (società specializzata nella trasparenza delle etichette alimentari), il 75% degli intervistati hanno dichiarato di non avere fiducia nell’accuratezza delle etichette alimentari, mentre ben l’83% ha il desiderio di capire meglio il contenuto dei prodotti acquistati.

 

Una simile indagine di qualche anno fa operata dalla Global Nielsen Survey, riportava che in Italia il 65% degli intervistati dichiarava di non avere fiducia nelle etichette alimentari e chiedeva maggiore rigore nei contenuti e su come venivano esposti.

 

In un contesto di generalizzata sfiducia, la domanda che in molti si pongono è se esiste la possibilità di sviluppare un modello di tracciabilità dei beni diverso dall’attuale, senza che quindi la parte debole, cioè il consumatore, debba riporre fiducia in terze parti oppure addirittura nello stesso venditore, sia esso produttore che grande distribuzione.

 

La risposta sembrerebbe trovarsi nella tecnologia blockchain (più correttamente nella Distributed Ledger Technology) e che consiste in una validazione e memorizzazione di record secondo un sistema distribuito (e non quindi centralizzato), ove appunto non vi è la necessità di riporre fiducia in una terza parte, ma bensì su prove crittografiche distribuite, trasparenti ed immodificabili.

 

Sono diversi i progetti e le start-up che stanno investendo risorse nel tracciare in modo distribuito il ciclo di vita di taluni prodotti agroalimentari e vinicoli, con interessanti iniziative anche nel nostro Paese. Le soluzioni sono molto simili tra loro e sono state pressoché clonate da altri settori (e.g. diamanti, opere d’arte, etc), e per fare un semplice esempio di come si potrebbe applicare al settore vinicolo, senza entrare nei dettagli tecnici della soluzione e della tecnologia Distributed Ledger (DL), possiamo riassumere il tutto nei seguenti 10 passaggi chiave:

  1. tutti i soggetti che partecipano alla produzione del vino hanno un’applicazione sullo smartphone (o tablet) utile a dialogare con il Distributed Ledger e ciascuno di loro viene identificato univocamente: coltivatore del vigneto, casa vinicola, trasportatore, grande distribuzione;
  2. il coltivatore inserisce nel DL le principali informazioni inerenti il vigneto, quali la localizzazione geografica, l’altitudine, le caratteristiche tecniche del terreno, la tipologia ed età del vitigno, etc;
  3. il coltivatore aggiorna periodicamente il DL inserendo le informazioni sulle attività eseguite sul vigneto durante l’intero processo di formazione dell’uva: trattamenti chimici, concimazioni, etc;
  4. il coltivatore aggiorna il DL inserendo le informazioni inerenti la vendemmia: data, quantità di uva raccolta, etc;
  5. la casa vinicola aggiorna periodicamente il DL con le principali attività svolte durante il processo di lavorazione del vino: pigiatura, fermentazione, aggiunta di lievito o altri prodotti, travasi, etc;
  6. nella fase di imbottigliamento, le singole bottiglie in vetro vengono univocamente identificate tramite un QR code apposto sulle stesse, con l’eventuale aggiunta anche del codice univoco apposto sul vetro tramite  marcatura laser;
  7. qualora vi sia l’invecchiamento, la casa vinicola aggiorna periodicamente il DL con le principali attività svolte durante tale processo: luogo di conservazione, temperatura, umidità, etc;
  8. il trasportatore aggiorna il DL inserendo le principali informazione inerenti il trasporto  eseguito dalla casa vinicola al grossista oppure al magazzino della grande distribuzione (e.g. luogo e data di inizio e termine del trasporto);
  9. la grande distribuzione provvede ad aggiornare il DL quando la bottiglia viene messa sullo scaffale;
  10. il consumatore, tramite semplice smartphone potrà leggere il QR code apposta sulla bottiglia ed estrarre tutte le informazioni inerenti il vino in esso contenuto: informazioni sul vigneto, sul processo di formazione dell’uva, sul processo di trasformazione, sul trasporto, sulla distribuzione, ed il tutto documentato con foto, certificati, attestati, video, etc.

 

La Distributed Ledger Technology applicata a comparti delicati quali l’agroalimentare ed il vinicolo, è di certo in grado di incrementare quella fiducia nei consumatori che sembra ormai smarrita, rendendo i nostri prodotti di punta, e quindi tutto il Made in Italy, più affidabile e sicuro, perché appunto tutte le informazioni inerenti le attività eseguite sul prodotto acquistato sono consultabili, immodificabili e validate secondo un modello distribuito e quindi non soggetto a frodi, truffe o manomissioni.

 

E’ necessario rivedere il rapporto di fiducia con il consumatore, perché chi acquista, soprattutto se è un prodotto che poi andrà ad ingerire (e.g. agroalimentare, vinicolo, farmaceutico, bevande, etc), vuole prima di tutto certezza sulla provenienza e maggiore trasparenza.

 

 

Umberto Zanini, Dottore Commercialista e Revisore Legale

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