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Anche per i quadri “promozione automatica” dopo 6 mesi

Anche per i quadri “promozione automatica” dopo 6 mesi

18/08/2015
Gestione delle paghe

La disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti appartenenti alla categoria dei “quadri” è stata introdotta dalla legge 13 maggio 1985, n. 190, modificando l’articolo 2095 del codice civile e inserendo, appunto, tale nuova categoria, accanto a dirigenti, impiegati e operai.

Solo per inciso, ricordiamo che la categoria dei quadri è costituita da quei lavoratori subordinati che, pur non appartenendo alla categoria dei dirigenti, svolgono con carattere continuativo funzioni di rilevante importanza ai fini dello sviluppo e dell’attuazione degli obiettivi dell’impresa. I requisiti di appartenenza a tale categoria sono stabiliti dal contratto collettivo nazionale o aziendale in relazione a ciascun ramo di produzione e alla particolare struttura organizzativa dell’impresa.

Tra le altre particolarità va evidenziato che il datore deve assicurare il quadro intermedio contro il rischio di responsabilità civile verso terzi conseguente a colpa nello svolgimento delle proprie mansioni contrattuali e che, salvo diversa espressa disposizione, ai quadri si applicano le norme riguardanti la categoria degli impiegati.

Venendo alle ultime modifiche, il decreto legislativo n. 81/2015 ha abolito l’articolo 6 della legge n. 190/2015, il quale sinora prevedeva che l’assegnazione alle mansioni superiori di quadro o dirigente, non avvenuta in sostituzione di lavoratori assenti con diritto a conservare il posto, diveniva definitiva ove si fosse protratta per il periodo di 3 mesi o per quello superiore fissato dai contratti collettivi. Ebbene, anche per il quadro, nel caso di assegnazione a mansioni superiori opera il diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta ma, dal 25 giugno 2015, l’assegnazione diviene definitiva, salvo diversa volontà del lavoratore, ove essa non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi o, in mancanza, dopo 6 mesi continuativi.

 

A cura di Alberto Bosco – Esperto di diritto del lavoro, Giuslavorista, Pubblicista de Il Sole24Ore. Consulente aziendale e formatore

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