Crisi di impresa

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La Posizione Finanziaria Netta e gli indici di bilancio

Come indagare l'aspetto finanziario relativo alla solvibilità aziendale rispetto alla solidità dell’impresa? Ne parliamo in questo articolo

Gli indici e gli indicatori di natura finanziaria

La riclassificazione dello stato patrimoniale, secondo il criterio finanziario, riordina le voci dell’attivo e del passivo nel rispetto del principio della liquidità, considerando il tempo di recupero, per l’attivo, e il tempo di rimborso per quanto riguarda le poste del passivo. Ne consegue la distinzione in macro-raggruppamenti delle poste di bilancio così come segue:

  • attivo circolante o corrente, la cui liquidità è prevista nel breve periodo (entro 12 mesi);
  • attivo fisso, il cui recupero in forma liquida è nel medio e lungo periodo (oltre 12 mesi);
  • passivo corrente, che riguarda le voci del passivo, i cui tempi di rimborso sono previsti nel breve periodo (entro 12 mesi);
  • passivo consolidato, che riguarda le poste del passivo, per le quali l’estinzione si realizza nel medio e lungo periodo (oltre i 12 mesi);
  • patrimonio netto, il cui rimborso non è preventivabile a priori (oltre i 12 mesi).

Detto ciò, dalla combinazione delle voci ricomprese nei predetti raggruppamenti, servendosi di indicatori e indici, è possibile indagare l’aspetto finanziario relativo alla solvibilità aziendale (entro i dodici mesi) rispetto alla solidità dell’impresa (oltre i dodici mesi). I risultati che ne deriveranno, in aggiunta a quanto risulta dalla determinazione della Posizione Finanziaria Netta, offrono un valido supporto per le decisioni aziendali.

La Posizione Finanziaria Netta e gli indici di bilancio

L’interpretazione dei dati rilevati con la PFN potrebbe essere migliorata mediante un raffronto con gli indicatori e gli indici di bilancio di natura finanziaria, sia di breve che di medio e lungo periodo.


A titolo meramente esemplificativo, consideriamo l’indicatore del margine di tesoreria (MATES) dato da:

(Liquidità immediate + Liquidità differite) – Passivo corrente

di cui:

Liquidità immediate (cassa e banche)

Liquidità differite (crediti commerciali e finanziari)

Passivo corrente (passività commerciali e finanziarie).


Analogamente può essere determinato l’indice di tesoreria dato dal rapporto tra:

(Liquidità immediate + Liquidità differite)/Passivo corrente


Soffermandoci su queste due grandezze, con cui si analizza la solvibilità dell’impresa, si pensi, sempre a titolo esemplificativo e non esaustivo, alle posizioni incagliate dei crediti verso i clienti. Limitandosi all’utilizzo del MATES e/o dell’indice di liquidità, il valore dei crediti incagliati, paradossalmente, contribuisce a migliorare il risultato finale sia dell’indicatore, che potrebbe risultare maggiore di zero, che dell’indice, che potrebbe avere invece un valore maggiore di uno. Ciò denoterebbe un apparente condizione di solvibilità dell’impresa.

Il ricorso allo strumento della PFN di breve permetterebbe, invece, di constatare e quantificare una sofferenza di liquidità in atto. Infatti, sarebbero facilmente rilevabili gli effetti del ricorso alle passività finanziarie, di breve piuttosto che di medio e lungo periodo (nuovi afflussi di liquidità), a copertura del mancato incasso ed a supporto del fabbisogno operativo; con conseguenti incrementi dei costi di illiquidità e di mobilità ( > vedi articoloIl valore segnaletico della Posizione Finanziaria Netta).
In altri termini, la mancanza di afflussi della gestione caratteristica, derivante dal mancato incasso [Cash flow operativo alla base delle attività prontamente liquidabili], da un lato, e l’incremento dei debiti finanziari, dall’altro, ha come effetto quello di peggiorare la solvibilità dell’impresa. La scarsa liquidabilità dell’attivo corrente e quindi la riduzione delle attività finanziarie prontamente liquidabili, non garantiscono la copertura delle uscite determinate dal rimborso del passivo (finanziario e commerciale).
Così facendo si attiva un vero e proprio circolo vizioso rappresentato dall’afflusso di nuovi mezzi monetari per fronteggiare il rimborso di debiti esistenti e non per alimentare nuovi investimenti.


Volendo ragionare in termini di medio e lungo periodo, si potrebbe partire dall’indicatore del “Margine di struttura” dato da:

Patrimonio Netto – Attivo Fisso

da cui

Patrimonio netto (Capitale sociale, riserve di utile e di capitale, risultato di esercizio)

Attivo fisso (immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie).


Con riferimento all’indice di “Copertura Primario”, in modo speculare, avremo:

Patrimonio Netto/Attivo Fisso


Ipotizzando un valore dell’indicatore minore di zero e dell’indice minore di uno, quanto più alto il divario tra l’attivo fisso e il Patrimonio Netto, tanto più è in atto il processo di indebitamento dell’impresa.

Questa situazione incide logicamente sul valore della PFN di medio e lungo termine e non solo.

Da un’analisi più approfondita potrebbe, ad esempio, aversi una PFN di breve positiva, rispetto a quella di medio e lungo negativa. Ciò dovuto al fatto che la PFN di m/l ha assorbito per intero la liquidità prodotta nel breve periodo (PFN di breve positiva), non essendosi tradotto in liquidità operativa, e successivamente finanziaria, il rendimento degli investimenti d’impresa. Pertanto, gli investimenti finanziati con i debiti a m/l non hanno prodotto una redditività tale da garantire, mediante la gestione operativa, il rimborso dei finanziamenti nel medio e lungo periodo, con la conseguenza di dover fare ricorso a nuovi debiti finanziari da impiegare nella restituzione del capitale di terzi. In altri termini, il ritorno monetario degli investimenti durevoli è stato sufficiente per realizzare liquidità atta alla copertura del solo fabbisogno nel breve periodo.

Queste sono alcune, tra le tante considerazioni, che si potrebbero fare utilizzando la Posizione Finanziaria Netta rapportata alle informazioni derivanti dall’analisi di bilancio. È naturale che, il flusso informativo derivante dal primo, piuttosto che dal secondo strumento, hanno come origine dati la medesima fonte. Il plus è ricercabile nella lettura di quei dati e nel valore informativo che si potrebbe generare, impiegando e combinando tra loro le due differenti tipologie di analisi.

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