Crisi di impresa

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Il valore segnaletico della Posizione Finanziaria Netta

In questo articolo parliamo della Posizione Finanziaria Netta e i costi di illiquidità, della mobilità finanziaria e di controllo

Le diverse configurazioni di Posizione Finanziaria Netta forniscono, ciascuna, una serie di informazioni che in prima istanza permettono di individuare il grado potenziale ed effettivo di liquidabilità delle attività e di esigibilità delle passività dell’impresa e, in seconda battuta, quali possano essere le criticità che un disequilibrio potrebbe comportare in termini di:

  1. costi di illiquidità;
  2. costi di mobilità finanziaria;
  3. costi di controllo.

I costi di illiquidità sono correlati alla riduzione delle entrate monetarie dovute ai minori ricavi relativi a fenomeni quali: la riduzione del prezzo di vendita e/o la diminuzione del numero dei pezzi venduti. A ciò si aggiunga il rischio di mancata o ritardata riscossione, da cui i costi relativi alle eventuali procedure di recupero.  

I costi di mobilità finanziaria sono sovente conseguenza dell’illiquidità registrata e sono riconducibili alla necessità di fronteggiare le esigenze relative al fabbisogno finanziario mediante immissione di denaro fresco, non essendo l’impresa nella condizione di autofinanziarsi. L’immissione di denaro fresco determina un incremento del costo capitale proprio impiegato in azienda, nonché del costo dell’indebitamente relativo al capitale di terzi.

I costi di controllo attengono l’esigenza di realizzare un sistema di monitoraggio finalizzato a ottenere, in tempi rapidi, dei report sulle dinamiche economiche e quindi finanziarie dell’impresa, garantendo interventi puntuali e tempestivi.  

Alcuni indici sulla Posizione Finanziaria Netta

L’analisi sulla Posizione Finanziaria Netta parte dall’indagine sull’origine delle attività liquide, verificando se le medesime siano ascrivibili principalmente:

  1. al processo di autofinanziamento proprio (utile non distribuito);
  2. al cash flow operativo prodotto, ovvero alle dinamiche relative agli impieghi e alle fonti della gestione reddituale dell’impresa;
  3. al cash flow degli investimenti, inteso come relazione tra investimenti e disinvestimenti;
  4. al cash flow dei finanziamenti, ovvero alle operazioni relative alla contrazione di nuovi finanziamenti rispetto al rimborso di vecchi finanziamenti.

È naturale infatti che, una PFN positiva, meglio se alimentata da un processo di autofinanziamento e dalla liquidità prodotta dal ciclo della gestione di tipo operativo, oltre a garantire una più coerente copertura degli investimenti finanziari, è rappresentativa di un’immissione di liquidità nei circuiti monetari dell’impresa, senza che ciò comporti il ricorso a forme di finanziamento proprio o di terzi.

Una PFN negativa, invece, oltre ad esprime la difficoltà monetaria in cui versa l’impresa, è indicativa di una condizione fisiologica o addirittura patologica del disequilibrio in corso.  Nel caso di PFN negativa, sarebbe auspicabile che la stessa fosse determinata comunque da una liquidità operativa positiva completamente assorbita dal fabbisogno della gestione degli investimenti e dei finanziamenti.

Tra gli indici che è possibile adottare per un’analisi mediante l’impiego della PFN ricordiamo:

  • Indice di indebitamento netto

PFN/Capitale Proprio

L’indebitamento netto è segnaletico del ricorso o meno dell’azienda al capitale di terzi. Un indice negativo, dato da una PFN negativa, è rappresentativo del ricorso al capitale di terzi che non riesca a trovare copertura con una liquidabilità prodotta dalla gestione d’impresa, né finanziaria e né tanto meno operativa. In altre parole, non si è in grado di coprire con il capitale proprio il fabbisogno di breve, medio e lungo termine. A quest’ultimo proposito, sarebbe auspicabile utilizzare al numeratore la configurazione della posizione netta complessiva.

Volendo porre l’attenzione sugli investimenti, avremo:

  • Indice di copertura finanziaria degli investimenti

PFN/Capitale Investito Netto

L’indice di copertura degli investimenti esprime il grado di copertura del capitale investito mediante la liquidità prodotta dalla gestione finanziaria netta senza il ricorso a immissione di nuova liquidità. Pertanto, la liquidità che residua a seguito del pagamento delle passività finanziarie, permetterà di far fronte al fabbisogno relativo agli investimenti.

Un indice di indebitamento netto, piuttosto che un indice di copertura finanziaria netta degli investimenti con segno negativo è segnaletico della difficoltà finanziaria dell’impresa. In questo caso, sarebbe opportuno ipotizzare immissione di nuova liquidità proveniente dai mezzi propri per non appesantire ulteriormente la posizione finanziaria, già precaria, dell’impresa (incremento dei costi di illiquidità e mobilità finanziaria).

Con riferimenti alle vendite avremo:

  • Indice di ritorno delle vendite

PFN/Vendite

La PFN rapportata alle vendite può esprimere l’attitudine dell’impresa a garantire la copertura dei mezzi finanziari attraverso la liquidità derivante dalle vendite e quindi dalla gestione operativa. In tal senso, quindi, la liquidità residuale non assorbita dai costi operativi può essere reinvestita nel circuito finanziario dell’impresa, garantendo la sostenibilità monetaria dell’impresa. 

A conclusione, è facile comprendere come la Posizione Finanziaria Netta possa rappresentare per l’impresa uno strumento da impiegare sia in fase di pianificazione, per la programmazione del fabbisogno monetario, che a consuntivo, per verificare lo “stato di salute” dell’azienda sotto un aspetto puramente finanziario, al fine di evitare continui afflussi esterni di mezzi monetari che andrebbero ad appesantire l’impresa anche per l’incremento dei costi correlati all’illiquidità e alla mobilità finanziaria. Così come, lo studio sulla PFN, per quando strutturata su attività e passività finanziarie, non può prescindere dell’indagine sull’origine delle attività prontamente liquidabili in termini di gestione operativa, piuttosto che di gestione finanziaria o degli investimenti.   

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