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Cosa fare se la fattura elettronica di acquisto non è corretta <br> Seconda parte

Cosa fare se la fattura elettronica di acquisto non è corretta
Seconda parte

23/10/2019
Digitalizzazione

Prima di passare ad illustrare le procedure da adottare nel gestire i principali casi di fatture elettroniche di acquisto non corrette, è necessario rammentare due importanti aspetti:

– diversamente dalle fatture cartacee, ove sovente le piccole inesattezze venivano rettificate manualmente direttamente sul documento previo accordo con la controparte, nel caso delle fatture elettroniche questo non è più possibile dato appunto che i file sono firmati digitalmente, oppure qualora non lo fossero, l’hash del file XML si modificherebbe e non sarebbe più possibile verificarlo con quello calcolato dal SDI;

– diversamente dalle fatture cartacee, è necessario tracciare e conservare le rettifiche eseguite sulle fatture elettroniche passive non corrette, attività sempre utile in caso di contestazioni con la controparte oppure con terzi soggetti (e.g. Agenzia delle Entrate), ma chiaramente sarà necessario dotarsi di soluzioni informatiche in grado di gestire in modo semplice ed efficiente la suddetta attività.

Passando ad analizzare le diverse procedure adottabili nei casi in cui pervengano dal sistema di interscambio fatture elettroniche non corrette, le possiamo schematizzare in almeno 6 gruppi:

  1. Piccole inesattezze fiscalmente non rilevanti;
  2. Piccole inesattezze fiscalmente rilevanti;
  3. Errori fiscalmente rilevanti da richiedere una nota di variazione
  4. Errori fiscalmente rilevanti da richiedere una nota di credito a totale storno ed una fattura corretta
  5. Regolarizzazione art.6 c.8 D. Lgs 471/97
  6. Phishing, ransomware, truffe.

►  Piccole inesattezze fiscalmente non rilevanti

Siamo nell’ambito dei casi in cui la fattura elettronica pervenuta dal SDI presenta piccole inesattezze fiscalmente non rilevanti, come per esempio il campo <IBAN> oppure il campo <DataScadenzaPagamento> compilati con dati diversi rispetto a quelli concordati, oppure il campo  <ImportoTotaleDocumento> non compilato (il totale fattura non è infatti un campo obbligatorio richiesto dall’art.21 DPR 633/72) oppure sono allegati ulteriori file rispetto a quelli richiesti (e.g. oltre al file con le spese di viaggio e trasferta sostenute, è stato allegato anche un file riguardante una spesa sostenuta per un altro cliente).

In tutti questi casi si ritiene non vi sia l’esigenza di rettificare l’inesattezza con la emissione di una nota di credito a totale storno della fattura e successiva riemissione di una nuova fattura (che peraltro potrebbero comportare la produzione di nuove inesattezze o errori), quanto piuttosto:

  1. Comunicare al fornitore (e.g. tramite email o PEC) di rettificare l’inesattezza senza necessità di emettere nota di credito e successiva fattura elettronica;
  2. Tracciare la rettifica tramite l’ausilio di una apposita procedura informatica in grado di generare uno specifico report (e.g. Report gestione inesattezze fatture elettroniche di acquisto), da conservare in modalità digitale.

►  Piccole inesattezze fiscalmente rilevanti

Siamo nell’ambito dei casi in cui la fattura elettronica pervenuta dal SDI presenta piccole inesattezze che però sono fiscalmente rilevanti, come per esempio il campo <DatiAnagrafici> del cedente/prestatore oppure del cessionario/committente che riporta dati non corretti (e.g. Rossi Srl anziché Rossi Valvole Srl oppure Umberto Zanni anziché Umberto Zanini), oppure il campo <Sede> del cedente/prestatore o del cessionario/committente che contiene dati non corretti (e.g. Via Scacchi 22 anziché Via Schiocchi 22 oppure Via Garibaldi 3 anziché via Garibaldi 33).

Anche in tutti questi casi si ritiene non vi sia l’esigenza di rettificare l’inesattezza con la emissione di una nota di credito a totale storno della fattura e successiva riemissione di una nuova fattura (che peraltro potrebbero comportare la produzione di nuove inesattezze o errori), quanto piuttosto:

  1. Comunicare al fornitore (e.g. tramite email o PEC) di rettificare l’inesattezza senza necessità di emettere nota di credito e successiva fattura elettronica;
  2. Tracciare la rettifica tramite l’ausilio di una apposita procedura informatica in grado di generare uno specifico report (e.g. Report gestione inesattezze fatture elettroniche di acquisto), da conservare in modalità digitale.

►  Errori fiscalmente rilevanti da richiedere una nota di variazione

Siamo nell’ambito dei casi in cui vi è  una variazioni in aumento dell’imponibile o dell’imposta e quindi vi è l’obbligo di emettere una fattura integrativa riportante il maggior importo o la maggiore imposta (e.g. omessa indicazione in fattura di alcune operazioni da assoggettare ad Iva), oppure nei casi in cui vi è  una variazioni in riduzione dell’imponibile o dell’imposta e quindi vi è la facoltà di emettere una nota di credito (e.g. la fattura non riportava gli sconti concordati contrattualmente);

►  Errori fiscalmente rilevanti da richiedere una nota di credito a totale storno ed una fattura corretta

Siamo nell’ambito dei casi in cui vi sono rilevanti errori nell’ambito dei dati obbligatori previsti all’art.21 del DPR 633/72, come per esempio il campo <Data> non corretto (e.g. riporta 20 gennaio 2019 anziché 20 gennaio 2020), oppure il campo <Descrizione> non corretto (e.g. è stato indicato “Cessione di formaggio Grana Padano” anziché “Cessione di formaggio Parmigiano Reggiano”, oppure è stato indicato il “codice articolo 7877” anziché il “codice articolo 8877”), oppure il campo <Natura> non è corretto (e.g. è stato indicato N4 (esenti) anziché N3 (non imponibili).
In tutti questi casi, sarà necessario richiedere al fornitore la emissione di una nota di credito a totale storno della fattura errata, con successiva emissione della fattura elettronica corretta.

►  Regolarizzazione art.6 c.8 D. Lgs 471/97

Siamo nell’ambito dei casi in cui non vi è la ricezione della fattura elettronica entro 4 mesi dall’operazione (art.6 c.8 lettera a) D.Lgs 471/97) oppure  nei casi di ricezione di fattura irregolare (art.6 c.8 lettera b) D.Lgs 471/97), dove è richiesta la emissione da parte del cessionario/committente della fattura elettronica inserendo il codice TD20 nel campo <TipoDocumento>;

►  Phishing, ransomware, truffe.

Siamo nell’ambito dei casi di phishing (e.g. ricezione di email con richiesta di inserimento “username” e “password” per verificare l’accesso alla piattaforma utilizzata per gestire le fatture elettroniche emesse e ricevute), oppure di ransomware (e.g. ricezione email con allegato file xml in cui si richiede di aprire il file allegato per verificare la correttezza della fattura elettronica, e dove tutti i file  della vittima vengono criptati con richiesta di pagamento di un riscatto in Bitcoin (o altra criptovaluta) per avere la chiave di sblocco dei file), oppure di veri e propri ricatti (e.g. ricezione di fattura xml a fronte di acquisto mai eseguito (per esempio per un importo di 1 Mln €) con richiesta di pagamento di un riscatto in Bitcoin (o altra criptovaluta) per avere la nota di credito).

In tutti questi casi si suggerisce di NON aprire i file allegati, NON cliccare sul link, NON pagare alcun riscatto e denunciare il fatto alla polizia postale www.commissariatodips.it

Umberto Zanini, Dottore Commercialista e Revisore Legale

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