Crisi di impresa

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Il principio della continuità e il documento interpretativo n. 6 dell’Organismo Italiano di Contabilità

L'OIC ha pubblicato il documento interpretativo n.6: quali sono le disposizioni temporanee per le società che redigono il bilancio d’esercizio in base alle disposizioni del codice civile a seguito dell’art. 7 del d.l. n. 23/2020? Ne parliamo in questo articolo.

Il quadro normativo di riferimento

Per i soggetti che sono obbligati alla redazione dei bilanci ai sensi dell’art. 9 bis del d.l. n 30/2005, secondo quanto indicato dall’art. 7 del d.l. n. 23/2020, è stabilito che: “Nella redazione del bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2020, la valutazione delle voci nella prospettiva della continuazione dell’attività di cui all’articolo 2423-bis, comma primo, n. 1), del Codice civile può comunque essere operata se risulta sussistente nell’ultimo bilancio di esercizio chiuso in data anteriore al 23 febbraio 2020. Dalla lettura di questo primo periodo del primo comma dell’art. 7, così come chiarito anche nel documento interpretativo n. 6 dell’Organismo Italiano di Contabilità[1], emerge che è possibile derogare all’art. 2423 bis, comma primo, n.1 del Codice civile in cui si chiarisce che “La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività”. L’intervento del legislatore, così come riportato nella relazione illustrativa del d.l. n. 23/2020, ha voluto evitare che a causa della pandemia, i bilanci delle imprese potessero essere redatti in modo distorto. Necessitava, in un certo senso, neutralizzare gli effetti della crisi economica, preservando, nel contempo, la valenza informativa del bilancio a vantaggio sia degli shareholder che degli stakeholder. In tal senso, seppur si è intervenuti sulla prospettiva della continuità aziendale, modificando il presupposto valutativo delle poste di bilancio, non si è voluto alterare il quadro normativo relativo alle informazioni da riportate nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione, che dovranno evidenziare nuovi elementi correlati agli avvenimenti pandemici.

Le ipotesi trattate dall’art. 7 del d.l. n. 23/2020, chiarite nell’art. 38 quarter, del d.l. n. 34/2020, sono sostanzialmente tre, di cui le prime due sono rinvenibili nel primo comma quando si dice che la deroga può interessare:

  • i bilanci chiusi in data successiva rispetto al 23 febbraio e prima del 31 dicembre 2020. È questo il caso dei bilanci che, ad esempio, chiudono l’esercizio amministrativo al 30 giungo 2020;
  • i bilanci in corso di definizione al 31 dicembre 2020, trattandosi, ad esempio, di bilanci che vengono chiusi il 31.12.2020 oppure al 30.06.201.

La terza ipotesi con cui è possibile derogare all’art. 2423 bis, primo comma del Codice civile, è richiamatanel secondo comma dell’art. 7 del d.l. n. 23/2020 che stabilisce “Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai bilanci chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati”, ovvero:

  • i bilanci chiusi e non approvati alla data del 23 febbraio 2020.

La modalità di applicazione

Fermo restando le tre ipotesi di cui sopra e i loro “parametri temporali”, è utile chiarire quali siano i presupposti per l’adozione delle disposizioni normative ex art. 7 del d.l. n.23/2020 ed ex art. 38 quarter del d.l. n. 34/2020.

Nello specifico, per quanto attiene i bilanci chiusi in data anteriore rispetto al 23 febbraio 2020 e non ancora approvati, necessita che, alla data di chiusura del bilancio (31.12.2019), dalle informazioni in possesso dei redattori del documento, devono sussistere i presupposti sulla continuità aziendale richiamati ai paragrafi 21 e 22 dell’OIC 11. Di contro, la deroga all’art. 2423 bis, primo comma, non sarebbe più applicabile nel caso in cui, già alla data della chiusura del bilancio dovessero riscontrarsi le condizioni richiamate nell’OIC 11 ai paragrafi 23 e 24, piuttosto che al paragrafo 59, lettera c) dell’OIC 29. In quest’ultima circostanza, occorre che non si registrino avvenimenti, che non siano correlati alla pandemia, e che potrebbero compromettere il principio della continuità aziendale.  

Rispetto alla prima delle ipotesi indagate, un discorso analogo deve essere fatto per i bilanci chiusi in data successiva al 23 febbraio 2020, in buona sostanza in corso al 31 dicembre 2020. A questo proposito, il discrimine per l’applicazione della deroga è l’ultimo bilancio approvato per verificare se il medesimo già presentava condizioni di difficoltà richiamate dall’OIC 11 ai paragrafi 23 e 24. In altri termini, si tratta di valutare se, per i bilanci in corso, l’ultimo corrispondente bilancio approvato era già privo del principio della continuità. In un’ottica temporale i bilanci da considerare sono, ad esempio:

  • per i bilanci chiusi al 30 giugno 2020, il riferimento è il bilancio approvato al 30 giugno 2019;
  • per i bilanci chiusi al 31 dicembre 2020, il riferimento è il bilancio approvato al 31 dicembre 2019[2];
  • per i bilanci chiusi al 30 giugno 2021, il riferimento è il bilancio approvato al 30 giugno 2020, anch’esso in corso.

Il principio della continuità, anche in questa circostanza, va valutato tenendo in considerazione anche il paragrafo 59, lettera c) dell’OIC 29.  

L’informativa in bilancio della deroga adottata

La scelta dell’impresa di derogare all’art 2423 bis, primo comma, deve essere sicuramente riportata, con adeguata evidenza, nella nota integrativa all’art. 2427, comma primo punto 1), quando si parla di “criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio”. Necessiterà descrivere le motivazioni alla base delle difficoltà registrate, gli effetti degli avvenimenti relativi alla pandemia, le informazioni sui fattori di rischio. Sarebbe auspicabile, inoltre, descrivere in un’ottica prospettica gli eventuali piani aziendali per valutare, ad esempio, le minacce e le opportunità relativamente al mercato di riferimento o all’ingresso in nuovi mercati, per indicare i propri punti di forza indispensabili per il fronteggiamento e superamento della crisi in corso e per il ripristino delle normali condizioni di continuità d’impresa.

Così come precisato nell’art. 38 quater d.l. n. 34/2020 (c.d. “Decreto Rilancio”) “Restano ferme tutte le altre disposizioni relative alle informazioni da fornire nella nota integrativa e alla relazione sulla gestione”. In tal senso, si è obbligati a non trascurare alcuna informazione richiamata negli artt. 2427 (nota integrativa) e 2428 (relazione sulla gestione), per quanto ricalibrata in relazione agli avvenimenti relativi alla crisi che deriva dall’evento Covid-19.


[1] Il presente documento è stato recepito negli emendamenti del d.l. “Rilancio”, oramai convertito in legge, all’art. 38 quater

[2] In questo caso se il bilancio chiuso al 31 dicembre 2019 aveva derogato all’art. 2423 bis, in quanto chiuso e non approvato al 23 febbraio 2020, la deroga è come se avesse una doppia valenza sia per il bilancio al 31 dicembre 2019 che per quello al 31 dicembre 2020.

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