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Trasfertisti: i chiarimenti del decreto fiscale

Trasfertisti: i chiarimenti del decreto fiscale

09/01/2017
Gestione delle paghe

Come già anticipato, in sede di conversione in legge, al decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, è stato aggiunto l’articolo 7-quinquies, che contiene l’interpretazione autentica in materia di determinazione del reddito di lavoratori in trasferta e trasfertisti (in vigore dal 3 dicembre).

 

Prima di illustrare la novità, ricordiamo che l’articolo 51, comma 6, del DPR 22 dicembre 1986, n. 917, in sostanza dispone che le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all’espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità, concorrono a formare il reddito nella misura del 50% del loro ammontare.

 

Tale norma ha dato origine a un vasto contenzioso, che dovrebbe essere ora superato, dato che la nuova disposizione (appunto l’art. 7-quinquies del D.L. n. 193/2016) stabilisce che il comma 6 sopra citato si  interpreta nel senso che i lavoratori rientranti nella disciplina ivi stabilita (ossia quella che individua i trasfertisti) sono quelli per i quali sussistono contestualmente le seguenti condizioni:

  1. a) mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro;
  2. b) svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;
  3. c) corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.

 

Non solo: il comma 2 del nuovo articolo dispone che ai lavoratori che, in base alla mancata contestuale esistenza delle condizioni di cui sopra, non possono essere definiti “trasfertisti”, è riconosciuto il trattamento ordinario previsto per le indennità di trasferta (es. trasferta in Italia, esenzione dell’indennità fino a 46,48 euro al giorno).

 

A cura di Alberto Bosco – Esperto di diritto del lavoro, Giuslavorista, Pubblicista de Il Sole24Ore. Consulente aziendale e formatore.

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